Questo volume, che trae origine dal Convegno internazionale “Seneca dopo Seneca” (Firenze, 23-24 maggio 2024), indaga la fortuna di Seneca nella prosa e nella poesia del I e II secolo d.C., con il limite di Apuleio. Spaziando dalla storiografia al romanzo, dall’epica alla satira e all’epigramma, dall’epistolografia alla declamazione, i contributi qui raccolti mettono in luce immagini e motivi che la produzione senecana lascia in eredità alla letteratura latina. Figura ingombrante con cui tutti gli autori successivi devono confrontarsi, Seneca è di volta in volta evocato, riscritto, criticato, confutato: una presenza capace di stimolare prosatori e poeti, chiamati a interrogarsi sul suo pensiero filosofico e politico – e sulla sua lezione di stile. I contributi raccolti coprono molti ambiti della ricezione, tra cui spiccano il rapporto con il potere, la riflessione sui rapporti sociali e l’esperienza di una ricerca stilistica che, anche grazie alle scuole di retorica, rappresenta un punto di svolta nella storia letteraria latina. Approfondire il lascito di Seneca nella prima età imperiale significa esplorare gli aspetti più rilevanti di una cultura in cui lo spettacolo della parola si dispiega in ogni ambito della vita associata – un intreccio di analisi psicologica, filosofia politica e acutezze verbali che senza Seneca difficilmente sarebbe stato possibile.
È professore associato di Lingua e letteratura latina all’Università di Torino. Si occupa di poesia imperiale e ha pubblicato saggi su Ovidio, il teatro di Seneca, Marziale, Stazio (Fraternas acies. Saggio di commento a Stazio, Tebaide 1, 1-389, Alessandria 2017; La notte di Argo. Commento a Stazio, Tebaide 1, 390-720, Alessandria 2020) e Claudiano. Attualmente lavora sulla ricezione di Stazio nella poesia politica di Claudiano e a un commento di Tebaide 1-3 (Fondazione Lorenzo Valla).
È professoressa associata di Lingua e letteratura latina all’Università di Firenze. I suoi studi si sono concentrati su Seneca, Bione di Boristene e Telete, Cicerone e la sua ricezione, Varrone menippeo, Orazio satiro, Nerone poeta, Musonio Rufo, sulla poesia anonima tramandata da Svetonio e sui Saturnali romani. Attualmente lavora a un commento delle lettere di Cicerone a Papirio Peto (fam. 9,15-26), testi incentrati sull’ironia, sull’epicureismo e sulla dialettica con Giulio Cesare.
È professore associato di Lingua e letteratura latina all’Università di Bologna. I suoi interessi di ricerca riguardano l’oratoria ciceroniana (in particolare le Verrine), la storiografia, la declamazione (è curatore, con altri, di un commento all’intero corpus delle Declamationes Minores attribuite a Quintiliano). Si è inoltre occupato di poesia augustea (Virgilio, Ovidio), di Marziale, di Silio Italico e di episodi della ricezione degli autori antichi in età moderna e contemporanea.
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